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Carlotta Lezzi per S/oggett/E

By iosonobellissima  //  parole bellissime  //  1 Comment

Carlotta Lezzi

Siamo grate e grati alla poeta Carlotta Lezzi d’aver “donato” questi suoi tre componimenti a S/oggett/E. Rassegna d’armi d’artiste.

«Credo fortemente nel recupero di un’identità che non ci è stata insegnata», spiega Carlotta, «abituate come siamo a non essere quello che siamo ma a vederci attraverso il perpetrarsi del luogo comune. Io sono bellissima cerca di “insegnare” agli occhi ad aprirsi, alla bocca a dire, alla persona a essere. Per questo ne sono una forte sostenitrice. Grazie per tutto quello che mi ha dato ognuna delle facenti parte ai vari progetti».

***

Scrivo da un lato del cielo turbolento.
Quando ammazza la luce, carnefice
quando intaglia metafore oscure
quando secca le ugole rotte.

Siedo e scrivo. Scrivo e penso alla rotta.
Di botto la bussola segna altrove che sia ovunque
ovunque che sia altrove nel senso del nord,
diritte e dirette alla foce, con tempesta,
perché ovunque e altrove sia la tempesta
e che io sia tempestivamente tempesta
a dirigere, col segno della mano, ovunque
che sia altrove e altrove che sia ovunque
e tutto che porti alla foce di me, di me
che sono voce di vento e suono di mare
e infinito, infinito stallo per chi, come me.

***

Rido quando ridono di me perché non sanno.
Vivono di immagini in moltitudini,
di pensieri fragili, legati a bicchieri di fine settimana.
Mi chiedo e mi dico:
è il regno delle prosopopee questo in cui vivo,
dei falsi mitici, delle macchine arricchite, delle suore svestite.
Piangono miserie e portano rime a pettinarsi,
di pochezze intingono le labbra e le lingue.
Qualunquismo all’etto, per tagliare di netto
il fragile nell’elitario, il reggente del difetto.

***

Se è un’ora tarda quella in cui
mi alzo, affondo la penna e mi rigiro
come avessi fatto opera di bene
e ne sentissi il pregio del bisogno.

Se lo è, e anch’io pecco di vana vastità
perché so allietare lo sconfitto, con mano appuntita
lo prendo e lo schiero a vendetta.
Se anch’io so farlo per l’umano mio essere,
anch’io, una qualunque, e vasta e vana.

Niente mi si invidia.
Non l’oro dei capelli, non l’acuto punto
più alto a far la rima, non il nero del vestire,
non la cinta tra i capelli e fiori e aghi di pino.

So confondermi.
Scelgo le attese più lunghe,
per più bene mancare, per più forte desiderio
d’amore, per più grande dolore colmare di voci
e grida e violenti discorsi e poi paci e di nuovo voci,
voci e voci a sfumare e poi infine di voci,
di nuovo mancare, tacere, annullare.

Carlotta Lezzi

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