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lug
17

io sono mia (e non in quel mondo rosa confetto)

By iosonobellissima  //  bellissime raccontano, non ci annoiate!  //  No Comments

Io non ce l’ho con Barbie, anzi una volta ho anche ammesso di invidiarne i capelli perfettissimi e la capacità di fare praticamente tutto, ma quando ho visto in un enorme negozio di giocattoli decine di donne, ragazze, bimbe con gli occhi luccicanti davanti alla sua casa rosa, non ho potuto non alzare le braccia e unire le mani.

Non solo per riderci su e per ribadire che “io sono mia”, ma anche per dire che quel mondo rosa confetto, quei colori sgargianti, quei corpi irreali e quelle vite perfette non sono i miei, non mi rappresentano e non possono essere il modello dominante proposto (o imposto?) a intere generazioni di donne.

Lorenza Valentini

lug
10

lo strettamente superfluo

By iosonobellissima  //  bellissime raccontano, non ci annoiate!  //  No Comments

Pensavo ai peli superflui. Intanto al fatto che li chiamano così. Ci sarà un motivo se sono entrati nella categoria del superfluo. Mmah! Una cosa è certa, i peli di determinate zone del corpo diventano superflui d’estate, un po’ per tutte.

A rigore si dovrebbe parlare quindi di superfluità stagionale. Diviene materia di decisione se non del contendere (come nel mio caso) quando si può andare finalmente a bagnarsi nel mare, che dalle mie parti è sempre più affollato di esseri umani superflui. Oppure anche solo indossare vestiti più leggeri, corti e/o e svolazzanti, di quelli che insomma se hai anche solo un mezzo centimetro di peli fuori posto non fa bello per niente. Poi, davanti alla gente…

Superfluità stagionale non coinvolge tutte nella sua discontinuità, chiaro. Questo lo so anch’io. Ho discreta frequentazione femminile per arrivare a diagnosticare una se pur lieve maggioranza delle stagionali, ecco. C’è chi i peli se li toglie ogni santa volta che la ricrescita lo richiede a una visione più o meno intima oppure più o meno pubblica. C’è chi lo fa sempre per ragioni intime sue. Non saprei dire se lo fa proprio per se medesima, ma insomma diciamo che lo fa per ragioni tutte sue.

Sempre più di frequente vedo intorno a me chi come me in inverno e stagioni limitrofe indossa pantaloni. E allora sì, grossolanamente arrivo a concludere che in natura sono date rare eccezioni di depilatio nel resto delle stagioni. Se si escludono quelle strettamente legate a esigenze di intimità erotico-sessuale, sono per lo più connesse ad eventi esterni, che vanno da frequentazione di piscine, saune o terme invernali, oppure terra terra a quelle di visite mediche per una controllatina all’apparato.

Nel mio caso, quello pilifero è piuttosto esteso e non potrei anche volendo limitarmi a una depilazione a zona. Amo dire che le uniche parti del mio corpo dove sono assenti i peli sono la lingua e lo stomaco. Ovviamente, vado di metafora.

Sul versante erotico-sessuale ho avuto alterne vicende. Di mio non mi depilerei mai o quasi. Punto. Scendo a compromesso solo per amore e altro che ci gira intorno. Una volta feci dono di depilatio di ciuffo di peli su schiena. Non mi era stato chiesto, né direttamente né per traverso. Solo, avevo intuito di avere a che fare con persona aficionada al glabro. Allora mi son detta facciamo questo dono e vediamo cosa accade. Accadde che è accaduto solo una volta e mi è bastato. Male immane sulla schiena e delusione meno dolorosa su altro piano fisico e mentale. Delusa quanto basta per dirmi che per il gioco non era valsa la candela. Quel surrogato di erotico lì non valeva una ceretta. Per cui, ciccia.

Per fortuna, successivamente mi sono imbattuta in chi di quel ciuffo riesce anche a farci gioco. Non parlo di trastullo tipo treccine all’africana. Dico di erotico tutto suo, non sollecitato né intuito da me. Sulle prime ne sono stata spettatrice ignara delle evoluzioni, per via che il tutto accadeva alle mie spalle. Poi sono entrata in gioco e, a parte altro che non vado a dettagliare, non m’è parso vero. Quel superfluo bellissimo era finalmente perfettamente al posto giusto.

Milena Carone
da “pensieri di Imenea” in “strettamente superfluo”

giu
26

se sei a dieta non hai tempo per fare la rivoluzione

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!  //  No Comments

“Filumé, a te è più facile spogliarti che vestirti”. Marcello Mastroianni apostrofava così Sophia Loren nel film “Matrimonio all’italiana”, dopo vari, infruttuosi tentativi di vestire in maniera elegante il corpo prorompente della diva. In poche parole coglieva un problema, o meglio un tabù sociale, oggi più che mai profondamente radicato: ovvero come coniugare il concetto di eleganza e di “socialmente accettabile” con la fisicità rotonda e prepotentemente femminile di una donna adulta.

Nell’eterna triade femminile dell’immaginario collettivo, la donna curvilinea e burrosa, oggi rappresentata dalle modelle plus size (taglie forti prima dell’avvento del politically correct) rientra alternativamente negli stereotipi della madre o della puttana.

Madre, casalinga senza grilli per la testa nei cataloghi di moda a basso costo, acconciata con abiti tenda, camice e pantaloni senza forma abbelliti qua e là da lustrini e paillettes su colori spenti o eccessivamente vivaci, sottendendo il concetto che, essendosi lasciata andare ingrassando, questa tipologia di donna sia priva di stile o abbia rinunciato a piacere e piacersi. E quando si veste con eleganza è inevitabilmente per partecipare a una cerimonia, dove può dare libero sfogo al suo cattivo gusto vagamente da Drag Queen di periferia.

Oppure, quando è l’alta moda a occuparsene, in maniera sporadica e sensazionalistica, il corpo plus size diventa un peccaminoso rifugio per uomini segretamente stanchi delle sofisticate mogli/fidanzate grissino.

Il servizio di Vogue dedicato al “fenomeno plus size” (e già la dice lunga il fatto di ridurre a un “fenomeno” il 70% della popolazione mondiale che indossa una taglia superiore alla 42) ne è un perfetto esempio. In un’atmosfera decadente e postribolare, le più famose modelle del settore posano discinte, bellissime e poco vestite, quasi annoiate in attesa del cliente con gusti “particolari”.

Altra caratteristica di queste modelle è l’età più vicina ai 30 che ai 20 anni, che le porta ad avere un atteggiamento davanti all’obiettivo profondamente diverso dalle colleghe appena ventenni: più sicuro, con una personalità definita e riconoscibile e meno manipolabile dal fotografo di turno.

Le modelle plus size sommano quindi tabù su tabù: non si riconoscono o non possono aderire al modello estetico dominante, sono giovani donne adulte e non lolite e, infine, la loro fisicità, che necessita tagli e tessuti ben studiati, pone un serio problema a stilisti e produttori che per ovvi motivi economici preferiscono lavorare sulla scalabilità ridotta di una taglia 0 replicata in grandi numeri piuttosto che tornare a una produzione più sartoriale e attenta ai dettagli, incompatibile con le delocalizzazioni in oriente che in questi anni hanno coinvolto tutte le grandi case di moda, a eccezione forse di Marras e pochi altri.

Tornando alla triade, resta quindi la moglie/fidanzata/donna in carriera, uno stereotipo di esclusivo appannaggio delle taglie “0”, riconosciute quale simbolo di eleganza, discrezione, dotate di un appeal sessuale frutto di una costruzione sociale più che da un reale attrattività fisica per il maschio eterosessuale.

Le Jackie, le Audrey, le Twiggie, sono donne amate dalle donne, nell’immaginario collettivo sono sinonimo di classe ed eleganza, la loro estrema magrezza rimanda inconsciamente a una giovinezza eterna e sfuggente, ovvero il frutto proibito dell’intera cultura occidentale. Nessuno può negare, vedendo una foto di Monica Bellucci, Kate Winslet, Liv Tyler, Christina Hendricks, Jennifer Lopez o Nigella Lawson, che anch’esse siano donne molto eleganti, ma la loro avvenenza fisica, prepotentemente femminile e carnale, inevitabilmente distrae l’attenzione dall’abito, dal dettaglio ricercato e non ispira certo nello spettatore reminiscenze di androginia pre-adolescenziale.

Vi è poi chi, come Marina Rinaldi e Elena Mirò, hanno costruito una carriera cercando di vestire le mogli/fidanzate/donne in carriera plus size con classe e sobrietà, tentando di infrangere il tabù che vede nelle curve femminili il rischio di una sessualità eccessiva, adulta, sovversiva e a rischio di “cattivo gusto”.

I risultati di vendita di queste linee di abbigliamento sono ottimi, testimoniando quindi che il mercato esiste ed esistono di conseguenza queste donne (pur se limitato comunque alle donne con un elevato potere di acquisto), in Italia 35 donne su cento vestono la taglia 46 e più e in Europa il numero sale a 40, per non parlare degli Usa, dove il 62 per cento delle donne indossa la 48 e oltre. Tuttavia recentemente la settimana della moda di Milano ha deciso di negare la possibilità di sfilare alle linee plus size, perché giudicate inadatte al contesto.

Resta da capire cosa fosse inadatto, la vista imbarazzante di donne vere, così volgari nella loro naturalezza o il rischio che il messaggio potesse pian piano far breccia e minare un sistema che funziona benissimo così, per tutti tranne che per le donne che troppo spesso sono le prime nemiche di loro stesse?

Ora, senza inoltrarsi in pericolose apologie dell’obesità che resta un problema sociale da combattere, perché costringere le donne a identificare la bellezza con dei freddi (e opinabili) numeretti su una etichetta? Non esiste la taglia perfetta, la 48 portata da una donna alta e sportiva può equivalere visivamente alla 42 di un altro tipo di donna: è solo una questione di proporzioni, le proporzioni che gli stilisti dovrebbero valorizzare e non censurare o reprimere.

Non ci resta, ancora una volta, che imparare dall’Inghilterra, dove a Londra è stata inaugurata la Plus Size Fashion Week. Dichiarando guerra alle modelle emaciate, Stella McCartney, Vivienne Westwood e altri stilisti hanno commissionato All Walks Beyond the Catwalk, una serie di ritratti fotografici di donne over-size e over-aged realizzati per sensibilizzare il pubblico della moda sul tema. “La bellezza ideale? Non mi interessa”, dichiara la Westwood. “Qui fuori, lontano dalle passerelle, ci sono donne vere che vorrebbero vestirsi al meglio, senza sentirsi grasse anche se non entrano in una 42”.

Susanna Tornesello

mag
20

il dramma della “prova”: ai costumi la mia solidarietà

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!  //  No Comments

Poveretti, hanno tutta la mia solidarietà: i costumi ogni anno sono costretti ad affrontare una prova difficilissima. La “prova costume” è dura, me ne rendo conto, ma che ci possiamo fare? Così è la vita!

La mia vita, per esempio, che è in imperfetta e bellissima s/proporzione coi miei fianchi, non ama tutti i generi di costumi. Cosa ci posso fare? La mia vita è fatta così: mi dice sempre “Lore, solo il meglio per noi”. E allora proviamo e decidiamo assieme quali costumi scartare, e così scartiamo i costumi che non ci piacciono e non ci stanno. Non ve la prendete, costumi, non è un giudizio assoluto! Non ci piacete ma non è un dramma! Non ve la prendete, orsù!

La “prova costume” è dura, me ne rendo conto, ma che ci possiamo fare? Così è la vita!

I miei seni, per esempio, in imperfetta e bellissima s/proporzione con tutto il resto, non amano tutti i generi di costumi. I miei seni mi dicono sempre: “Lore, solo il meglio per noi”, e allora proviamo e valutiamo assieme quanto i reggiseni coprono e quanto scoprono e se quello che è coperto e/o scoperto è nel punto che ci piace, se la forma finale ci piace e se rendono merito al nostro essere bellissime.

Insomma, se la forma di slip e reggiseno stanno bene nell’insieme e addosso alla mia vita ai miei fianchi e ai miei seni, se i colori stanno bene sulla pelle, se è tutto ben proporzionato e comodo… allora la prova è superata! Mi spiace per i costumi che non ce l’hanno fatta. Sarà per la prossima volta o per un’altra donna bellissima con forme diverse dalle mie!

Non ve la prendete, costumi! La vita è dura, me ne rendo conto, ma che ci possiamo fare?

Per non lasciarvi senza speranza, un consiglio: la “prova costume” è influenzata anche da fattori umani… vicini a voi. Insomma, fatevi amiche le commesse.

Sentite cosa è successo a me durante la “prova” di quest’anno:

  • Che dice, dovrei scegliere degli slip più alti?
  • Ma no, perché? Sta benissimo!
  • Infatti, gliel’ho chiesto tanto per.

E infatti anche quest’anno ho un nuovo costume. Bellissimo.

Sorrisi ;) , Loredana

mar
18

le diete? le conosco tutte!

By iosonobellissima  //  bellissime raccontano, non ci annoiate!  //  No Comments

Nel corso della mia vita ho stressato molto il mio corpo. Per molti anni non mi sono amata, non mi sono vista per niente bella, neanche quando avevo il peso ideale, neanche quando il rapporto massa grassa/massa magra era perfetto. Mi vedevo sempre inadatta. Durante le gravidanze odiavo quel corpo che si gonfiava e mi straformava…

L’ho stressato molto questo corpo con tutte le diete possibili (le conosco tutte!!!), costringendolo a sessioni di ginnastica estenuanti, tutto per quei centimetri che non volevo, per quella cellulite che inesorabilmente spuntava ogni volta che abbassavo la guardia.

L’ho stressato e alla fine lui si è ribellato, non ha risposto più ai miei fanatismi. All’inizio l’ho preso come un tradimento, ma poi ho capito che la traditrice sono stata io.

Non è stato facile accettare il mio peso “naturale”, le “maniglie”, la cellulite… non è stato facile fare tabula rasa di tutti gli stereotipi, i canoni che nel corso degli anni hanno invaso il mio cervello.

Ci sono riuscita con un lungo e doloroso lavoro su me stessa. E ne vado fiera.

Giorni fa per una serie di coincidenze sono venuta in contatto con una mia compagna di studi universitari che non vedevo da anni. Abbiamo deciso di incontrarci e la sua reazione la dice lunga.

“Sai, Enza, non credevo di trovarti così. Sei ingrassata, con i capelli corti (leggi mortificazione della femminilità?, ndr) e grigi (leggi sciatta?, ndr). Non sei la donna che ho conosciuto io!”.

Pausa.

Io ho riso di cuore, per niente turbata dalla sue parole. Mi ha guardata negli occhi e ha detto: “Sei una donna affascinante, Enza sei diventata bellissima”.

Enza Miceli

mar
7

signori, questa si chiama carne!

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!  //  No Comments

Questa mattina sono allegra, salterello in centro talmente felice che se nella mia città ci fossero i monti probabilmente mi sorriderebbero. Crogiolandomi nella gioia di aver comprato le cozze al mio coinquilino tarantino, avverto impellente la necessità di acquistare dei jeans nuovi. Entro in un negozio, mi attirano i saldi. Nel negozio ci sono due commessi, e questo mi ben dispone essendo le commesse che conosco molto inclini al finto giubilo e allo stalking markettaro (gridolini enfatici: anche un jeans annodato in testa a mo’ di turbante “Le sta divinamente!”). Quasi quasi mi convinco: è la mia giornata fortunata, mi avvicino a uno dei due e chiedo gentilmente di provare qualche jeans.

Che taglia, signorina?
Una M, per favore.

I commessi cercano con un’espressione tanto concentrata che sembrano alla ricerca del Sacro Graal dei Jeans. Dopo un po’, con passo settecentesco si avvicinano al mio camerino con una pila di jeans per uno.

Allora, signorina, le abbiamo preso alcuni modelli, tutti diversi tra loro. Abbiamo ritenuto che una S fosse più adeguata.

A quel punto cerco di spiegare: una S non mi entrerà nemmeno ungendomi di olio le chiappe! Il mio coinquilino chiama il mio culo ‘Sua Maestà’, incute timore quando si muove! Niente da fare, i due insistono e mi convincono. Pofferbacco, proviamo questa S. “Che carini”, penso, “anche il massaggio all’ego, tenerelli”.

Mi spoglio e guardando la taglia 44 abbondante dei pantaloni che mi tolgo torno a essere titubante sulla buona riuscita dell’esperimento. In caso di vittoria, manderò comunicato all’Ansa: sono quasi pronta a sentirmi una culosecco. Ok, le caviglie sono entrate. Arrivo alla fine del polpaccio e già il tessuto inizia a darmi ineluttabili segni di rifiuto. Non demordo, è quasi una sfida con me stessa e poi non posso deludere la convinzione dei due commessi un po’ retrò. Tiro, tiro, tiro. “Se alle giraffe preistoriche si è allungato il collo a me si stringeranno le chiappe!”. Niente, il jeans non arriva a metà coscia. Chiedo ai commessi di sostituire le graziose S con delle adorabili M.

Signorina, provi gli altri! Questi in effetti vestono stretti ma gli altri le calzeranno a pennello.

Si apre il sipario della  mia tortura e dopo un paio di jeans che si rifiutano di ‘calzarmi a pennello’ torno a insistere.

Fidatevi o qua perdiam tempo: datemi una M!
Signorina, lei ha una percezione distorta delle sue dimensioni.

Inizio a essere turbata dai due tizi, forse sono in una qualche macabra candid camera. Tento l’approccio con l’ennesima S, ovviamente non si abbottona neppure. Decido che, forse, visto quanto hanno preso a cuore la mia presunta magrezza, è il caso di uscire dal camerino e mostrar loro la strabordante abbondanza delle mie maniglie dell’amore.

Ma, ma… Signorina!
Che c’è, che ho fatto?
Vede? Avevamo ragione, le stanno benissimo!

Buon cielo, no!, adesso inizio a sentirmi presa in giro: o questi signori bevono spremuta di funghetti allucinogeni a colazione o hanno trovato in me la vittima ideale della loro infida stronzaggine. Opto per la seconda ipotesi e indispettita mostro ai signori come le cuciture di quel paio di jeans siano in procinto di esplodere e un forte impeto “fat-proud” mi riempie il cuore di speranze.

Signori, osservate: questa si chiama carne. E questa carne non ha intenzione di compattarsi in una maledetta S!

Funerei in volto, quasi offesi, si dirigono verso gli scaffali alla ricerca di – hallelujah! - una M. Finalmente il mio deretano ha lo spazio vitale per esprimersi liberamente e io inizio a sentirmi un po’ meno un insaccato. La perversione sadica dei due commessi mi ha però persuasa a non comperare nulla. Esco dal camerino con la mia busta di cozze e… cade tutta l’acqua per terra. Accidentalmente, s’intende.

Oh no, signorina!, la puzza non se ne andrà per giorni!
Ma come? Questo è profumo di mare!
Profumo?
Certo, quest’acqua profuma com’è vero che io indosso una S!

Sgancio un sorriso perfidamente odioso e, ringraziando della pazienza, me ne vado sculettando. Buona giornata, cari! Del resto il mio coinquilino tarantino lo dice sempre: “Te c’hai il culo a betoniera e al posto del cemento c’hai la cattiveria”.

Armenia Cotardo

ago
15

non sono irritabile io, mi irriti tu

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!  //  No Comments

L’estate è dura. Molto. Devi esserti preparata per la “prova costume”. Bisogna cominciare a darsi da fare due, tre mesi prima. Pancia e sedere devono essere a posto. Bisogna essere toniche. I seni… eh, i seni! Poi per le “ritardatarie” ci sono sempre i metodi veloci, quelli dell’ultimo momento. Gli integratori. Quelli che ti fanno passare la fame. Perché poi… che t’importa se perdi peso e va tutto giù? Che t’importa delle proporzioni? Bisogna prima di tutto dimagrire. L’estate è dura. Molto. Una prova di resistenza a tutta questa noia.

Ora, nella noia infinita soprattutto della pubblicità, c’è una noia più noiosa delle altre: quella dello spot dell’integratore che contrasta “l’aumento di peso” e, attenzione signori e signore!, “l’irritabilità”. Risultato: “sei di nuovo tu”.

Osserviamo un minuto di silenzio per la visione di queste vette.

Ok, adesso provo a commentare educatamente.

Sono “di nuovo io” in che senso? Se sono “grassa” sono anche “irritabile”? Grassa come? Vediamo… quanti etti avrò preso la settimana scorsa? Due? Ohmmiodio! Sarà per questo che ti ho risposto male quando sei stato scortese? Ma guarda! Davvero?

Dai, ve lo spieghiamo per bene: non è che siamo irritabili, ci irritate voialtri.

Ah quanto m’annoia questa roba. Parecchio.

Loredana ;)

ago
10

se lo dico io possiamo dirlo tutte

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!, parole bellissime  //  No Comments

Io sono bellissima.
È un’affermazione.
Una certezza.

Ci sono arrivata costruendo un progetto che si chiama proprio così – “io sono bellissima” – e che deve molto alla campagna “Immagini amiche”. Tutto è cominciato soltanto tre anni fa, eppure se mi guardo indietro e confronto quello che ero con quello che sono mi pare d’esser cresciuta tantissimo, come fossero passati dieci anni. Riesco a descrivere questa “costruzione” solo nei termini di una gran fatica, un grosso magma che avevo bisogno venisse fuori da qualche parte.

Tutte le esperienze vissute e ascoltate sul peso delle aspettative del mondo rispetto al corpo mio e delle donne che conosco le ho sentite, a un tratto, come un peso insopportabile. Guardando le “immagini nemiche” pensavo a quanto mi pesavano. Pensavo alle “battute” di certi uomini e pensavo quanta fatica avevo dovuto fare per smontarle e riderci su. Pensavo al tormento delle diete dimagranti, a quello del dover stare continuamente attente a cosa mangiare, a quello delle privazioni, alle fatiche fisiche tanto diverse da un po’ di sano e piacevole sport. La pelle, i brufoli, la massa grassa la massa magra, la cellulite, i peli, i seni che dopo qualche anno vanno giù per forza. L’ansia della “perfezione” per come ce la propinano e che, ovviamente, cambia continuamente. Per cui se magari a 35 anni ce la fai, arrivano i figli e non ce la fai di nuovo, e se poi ce la fai di nuovo arriva la menopausa e non ce la fai di nuovo per la terza volta. E se magari t’ammali a 20, 30, 40, 50 o 80 anni proprio non ce la fai in ogni caso. Ma magari non ce la fai, come per me, perché le tue cosce sono fatte così, cicciotte all’attaccatura. Sono così e basta. Oppure c’hai la colite, solo quella. Non sei ingrassata e non sei incinta. C’hai solo un po’ di colite. Per non dire dell’infinito altro su cui un sacco di gente pensa di poter avere un’opinione da comunicarti e che dovrebbe risultarti rilevante. Fatevi gli affaracci vostri!

Ecco, a tutto questo ho provato a rispondere con una “strategia” ed è nato “io sono bellissima”, una narrazione in forma di mostra per immagini e parole su un percorso personale di “liberazione”. Ho elaborato dolori atroci e tremende incazzature, con ironia e sarcasmo sono partita dal mio corpo. Il mio, non un altro. Perché se volevo dirmi “femminista” questo era l’unico modo possibile. È così che, tavola dopo tavola, tra foto di me e di parti di me e battute sugli stereotipi e su quanto siano noiosi, propongo a ogni donna un modo per riappropriarsi del piacere di dirsi davanti allo specchio e con orgoglio a chiunque “io sono bellissima”. È autodeterminazione, questa, secondo me. Non basta dirsi vicendevolmente tra donne “stai benissimo, sei bellissima”, cosa che è spesso solo tristemente consolatoria, figurarsi aspettare che lo dica qualcun altro. C’è bisogno di un cambio totale di punto di vista: in inglese spiego “first: I, then: you”. Come ho detto: deve diventare un fatto, una certezza. Io sono bellissima.

Beh, pare che la cosa funzioni. Gli scatti originali, che ho poi personalmente tagliuzzato ed elaborato con i testi, sono opera della mia amica Susanna Tornesello. Per scelta non una fotografa professionista, ma un’appassionata di fotografia con un po’ d’esperienza e uno “sguardo” molto interessante. Quel pomeriggio me lo ricordo benissimo, ci ho messo un po’ per sentirmi a mio agio davanti alla macchina fotografica. Poi l’esperienza si è rivelata divertente. Quando abbiamo finito, sedute davanti a un caffè, ho visto Susanna sorpresa, molto sorpresa. Ha detto qualcosa del genere: «Ho fotografato tante, tante donne, ma è la prima volta che mi capita di scattare senza sentire una sola richiesta di nascondere, mascherare o migliorare qualcosa». Vero. Nessuna richiesta di questo genere. E successivamente nessun ritocco “elettronico”: ci si avvicina alle tavole e si vede tutto. Peli, cellulite, pancia. Così. Tutto bellissimo, ve lo garantisco. Per questo le donne ridono e magari comprano pure l’adesivo che ho fatto stampare: c’è scritto, appunto, “io sono bellissima”. Mettetelo sulla macchina!, dico sempre, o se sulla macchina è troppo per cominciare… l’agenda!, mettetelo sull’agenda!

La mostra è stata prodotta con un processo di finanziamento dal basso e – grazie a piccoli contributi (economici e professionali) di donne e uomini – ai dieci pannelli fotografici ho affiancato il sito www.iosonobellissima.it, che dà conto dello sviluppo del progetto ma soprattutto vuole raccogliere testimonianze – in diverse lingue non solo europee – di donne che hanno fatto/desiderano fare un percorso similare o che si sono ri-trovate nella “strategia” proposta.

È così che il progetto va avanti, per “tessiture” potremmo dire, curando rapporti tra donne, una per una. Con Annarita Del Vecchio, per esempio, cerchiamo contatti nelle aree di lingua spagnola e con altre studiamo modi per diffondere nei paesi europei questa “strategia” che troviamo prima di tutto divertente. Per farla breve mi muovo, voglio continuare a muovermi con questo progetto e spero che anche il laboratorio Donnae possa essere un “nodo” della tessitura. Un risultato importante: foto, testi e racconti vengono da qualche mese anche dal Vietnam. Lo considero un evento straordinario, a maggior ragione perché arrivato a meno di un anno dal lancio del progetto. È accaduto che Alessandra Chiricosta, filosofa e storica delle religioni, s’è appassionata e ha avuto l’idea di “declinarlo” per il Vietnam e la cultura vietnamita che lei conosce molto bene. E così, a ottobre, sarò ospite dell’Ambasciata italiana ad Ha Noi con la mostra. Assieme a me ci saranno le donne vietnamite che in questi mesi hanno presentato testimonianze nell’ambito di uno speciale “contest” lanciato per l’iniziativa. Tutto bellissimo, ancora una volta.

Vi lascio con due aneddoti.

Certe volte le donne sono, oltre che divertite, “turbate” dall’idea. E allora…

Io sono bellissima e anche tu.
Non è vero.
Basta dirlo. Se lo dico io possiamo dirlo tutte.
Come?
Fregatene. Dillo e basta.

Gli uomini sono, invece, invariabilmente curiosi e se n’escono spesso con sorrisi di cortesia.

Io sono bellissima.
Beh…
È un’affermazione. È un fatto.
Mah…
Non ti chiedo approvazione.
Ah no?
No, guarda meglio. Ancora meglio.
Perché?
Ci puoi arrivare anche tu.

Loredana
[originariamente scritto per Laboratorio Donnae - laboratorio di ricerca sul pensiero e sulla rappresentazione che le donne si danno in politica]

mag
27

il colore dei miei capelli è banale? sei bello tu!

By iosonobellissima  //  bellissime raccontano, non ci annoiate!  //  No Comments

terri mannariniL’estetista da cui sono capitata per caso (non frequento la categoria): la pulizia del viso è fondamentale, poi viene tutto il resto. E giù un’ora di noia e accanimenti.

Un parrucchiere da cui non vado più: dovremmo cambiare, il colore dei tuoi capelli è banale. Sei bello tu, ho pensato. E i capelli bianchi? Come dice la mia amicasorella, fanno un po’ “sciatta” – e questa è l’unica cosa su cui sono d’accordo, per ora –.

Un’amica psichiatra, tanti anni fa: perché ti sei tagliata di nuovo i capelli? Intendendo, come tutti e tutte: perché mortifichi la tua femminilità?

a) Perché per gli standard correnti ne ho sempre avuta poca: piatta di seno e, come disse un’insegnante del liceo, “maschia” di mente. All’epoca non apprezzai ma adesso sì.

b) Perché togliere mi piace più che aggiungere, e in questo potrei essere votata all’anoressia e invece sono stata per anni una bulimica normopeso (ma qui c’entra col fatto che oltre a patire il pieno e il troppo patisco essere notata, e le anoressiche, ahimé, si vedono da cento kilometri).

c) Perché non riesco a regalare alle bimbe dei miei amici le casette, le bambole e i vestitini, ma mi incanto davanti a stupendi – per me adulta – giochi che hanno che fare con il costruire, lo scoprire e l’inventare.

d) Perché ho sempre odiato il rosa, sin da piccola, e tutti i colori pastello.

e) Perché sarò ingenua, ma non capisco perché tutto deve ruotare sempre intorno alle stesse cose, agli uomini e alle donne e al sesso: che noia.

f) Perché non ho voglia di spiegare perché faccio questo o quello. Lo faccio e basta.

g) Perché sono così. Va bene?

Terri Mannarini

mar
3

elogio dei biscotti e delle serie criminali

By iosonobellissima  //  non ci annoiate!  //  No Comments

A casa non ho satellitare o altre diavolerie del genere, per cui l’occhio su certi programmi mi cade solo in casa d’altri. L’altra sera, da amici con figlie adolescenti, grazie a una bimba bellissima ho scoperto un programma sulle ragazze ‘in crisi di peso’. Come in quelle trasmissioni dove ti piomba qualcuno a casa e ti rinnova dal salotto alla soffitta, in quel programma ti piomba a casa un personal trainer e ti rivoluziona la vita in tre mesi.

La fanciulla coinvolta, Holly, sedici anni e 90 chili “di libidine e bontà” (avremmo detto, citando “Rosalina” di Concato, noi ragazze di una volta), si è sottoposta a dieta e training massacranti (quattro ore al giorno di jogging e palestra, un delirio!), perdendo nell’arco dei suddetti tre mesi circa dieci chili. L’interessante è l’analisi di contesto e psicologica svolta. Il ‘personal trainer’, lungi dall’essere un ‘sergente Foley’ tutto urla e tuta mimetica, è un ragazzo dolce e tenace, che intervista la madre sui cibi (hamburger, costolette e patate al burro), fa da ‘gruppo di ascolto’ alla ragazza, l’aiuta a capire le cause delle crisi e a superarle, quasi convince anche la genitrice sovrappeso a cambiare vita.

Ero perplessa. Sono in un percorso dove un “insegnante” mi ha convinto a ‘svoltare’, ho rivisto e riletto le mie abitudini alimentari e quelle legate al mio stile di vita, accompagnata da ‘guide’ con cui si riflette a intervalli regolari su cosa modificare e come ‘sfoltire’, e le involuzioni vengono trattate con leggerezza e come parte del sentiero: il cambiamento è lento, ma il tunnel pieno di finestre e di spiragli di luce.

La trasmissione che avevo sotto gli occhi prometteva invece un cambio radicale, con pressing intensivo, in pochi mesi. Con tanto di festa di compleanno con la nuova Holly al centro degli applausi di amici e familiari. Una specie di Cenerentola in contesto post-moderno: la ‘nuova bellezza’ delle adolescenti starebbe nella ‘normalizzazione’ fast, nel ‘fast training’ che porta in tempo da record dal ‘fat’ al ‘fit’. Con necessaria conformità a uno standard, ché Holly si lamentava spesso di non essere “normale come le mie amiche”. Che noia!

Per fortuna l’adolescente bellissima accanto a me – nel suo stile tutto italiano e meridionale, e nella sua scioltezza tutta personale – benché guardasse con occhi sognanti, ha continuato a sgranocchiare tutto il tempo biscotti al cioccolato, e per dessert ha dato fondo a un bicchiere di crema di nocciole. La cosa più bella, però, è che a un certo punto, finalmente, mi è riuscito di convincerla a cambiare canale, per passare a qualcosa di più divertente: ci siamo godute una bella serie… criminale!

Francesca Lamberti