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Nadia Cairo per S/oggett/E

By iosonobellissima  //  parole bellissime  //  No Comments

Nadia CairoFelpona 5 taglie più grandi, leggings, calzini uno diverso dall’altro – le cose da abbinare a tutti costi non mi sono mai piaciute, come tutte le forzature del resto – scarpe da ginnastica – un po’ sbiadite e sfondate sul davanti… fedeli compagne di allenamento e non solo – il paradenti c’è, guantoni e fasce pure, spray al cortisone purtroppo anche…

Il telefono è rimasto sul tavolo accanto all’mp3… l’allenamento è sacro! Qualunque cosa il mondo voglia dirmi, lo farà 90 minuti più tardi. Questo momento è tutto mio! Salto ginnastica e riscaldamento in favore di 30 minuti di corsa. Si sta bene a quest’ora, la strada è quasi deserta: solo pochi operai che vanno a lavorare alle prime luci dell’alba. Il sole deve ancora riscaldare questa mattina d’autunno.

L’aria fresca sul viso mi sveglia del tutto, i miei muscoli avvertono lo shock termico e si contraggono leggermente quasi a volermi dire “stavamo meglio sotto il piumone”, ma questo momento è solo mio… e anche loro dovranno assecondare quello che la mia testa mi ripete da giorni.

Un passo dopo l’altro iniziano a scorrere pensieri e preoccupazioni. Il tecnico della caldaia ancora non ha chiamato per il collaudo. Devo finire quel progetto prima del 10, troppe scadenze a novembre. Passa un contadino in motorino: “Signorina buongiorno! Mattiniera eh!?!”. Faccio un cenno con la mano e un passo dopo l’altro mi accorgo che sono all’altezza del cimitero. Stamattina sono un po’ fiacca, ci ho messo qualche minuto in più del solito ma va bene così. Sento che la testa inizia ad alleggerirsi dagli assilli quotidiani, ed ecco che iniziano a farsi spazio i pensieri più nascosti, quelli che di giorno preferisci non fermarti un attimo per non doverli ascoltare e la notte, anche se urlano, sei troppo stanca per non crollare addormentata.

Un passo dopo l’altro inizio a sudare, e inizia anche a mancare il fiato – maledetta asma, e maledetta la mia ostinazione a non voler iniziare la terapia – scuoto la testa, quasi a voler cacciare via quest’ultimo pensiero, e riprendo il controllo della situazione, come se si trattasse di una semplice avaria al motore. Un bravo impiantista sa come far ripartire il suo vecchio catorcio, e allo stesso modo chiedo un ulteriore sforzo ai miei polmoni.

È questo che mi piace dell’allenamento: spingermi al limite delle mie possibilità fisiche e accorgermi che ho ancora delle riserve, e che a volte la mente è più forte di tutto il resto, anche della scienza medica.

Senza neanche accorgermene sono a Gemini. Faccio un giro dentro alla pompa di benzina all’ingresso del paese e torno indietro, un passo dopo l’altro.

Mercoledì alle 17 ho l’appuntamento con l’antennista, devo segnarlo in agenda! Non vedo Sabry da più di 2 settimane, ho voglia di chiamarla, sì oggi la chiamo!

Ma chi te la fa fare?! Non hai proprio niente di meglio da fare tu eh?!?

“No, proprio niente di meglio di tutto questo!” penso tra me e me, un passo dopo l’altro mentre mi rimbalzano in testa volti e frasi di amici e conoscenti, e mi accorgo di essere arrivata al bar dietro casa. Maurizio mi sorride: “Già preso il caffè? Oggi offre il Bar!”. Faccio cenno di no con la testa: “Grazie, ma devo ancora finire l’allenamento… sarà per la prossima volta!”. Entro in garage con il fiato rotto, 2 puff al volo, mi infilo i guantoni e inizio le mie riprese di sacco. Il fiato sempre più corto – colpa del paradenti ma ce la posso ancora fare, penso tra me e me – le gocce di sudore scivolano negli occhi e bruciano.

I colpi sul sacco scandiscono il ritmo dei miei pensieri… sono troppo stanca e adesso non ho davvero più difese, e non posso e forse non voglio ignorarli… Mi guardo intorno come se qualcuno potesse sentire quello che ogni parte del mio corpo sta urlando. L’ipad suona, la ripresa è finita, il minuto di recupero passa in fretta e ricomincio l’allenamento.

“È tardi, devi farti la doccia e andare al lavoro, e vedi di fare colazione stamattina, ti ho preso il cornetto ai cereali”, urla mia madre mettendo tutto a tacere.

La doccia mi riporta alla realtà: è sembrato tutto uno strano sogno, ma io sono più serena e la testa è più leggera. Mentre esco per andare al lavoro mia nonna mi dice: “Ma chi te lo fa fare dico io!?!”. Sorrido e in fondo alle scale le urlo: “Sono 90 minuti solo per me! Buona giornata”.

Nadia Cairo per S/oggett/E. Rassegna d’armi d’artiste

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